Saltar al contenido · Skip to content · Salta al contenuto · Zum Inhalt · Ir ao conteúdo · Przejdź do treści
Basilica di Nostra Signora di Luján, principale santuario mariano dell'Argentina. Foto: Dario Alpern, Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).
Basilica di Nostra Signora di Luján, principale santuario mariano dell'Argentina. Foto: Dario Alpern, Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Opinione · Saggio umanista

L’Argentina è un paese cattolico?

Una rilettura del classico di Alberto Hurtado in chiave argentina: la domanda non è quanti si dichiarino cattolici, ma quali valori orientano oggi la nostra vita comune.

Di Felipe Daniel Barrientos16 giugno 20266 min di lettura

Il presente scritto è una opera ispirata da un santo cileno contemporaneo, San Alberto Hurtado, quando nel 1941 pubblicò un’opera che sarebbe divenuta un classico del pensiero sociale latinoamericano: ¿Es Chile un país católico?. La domanda formulata da Alberto Hurtado non era rivolta con rancore o risentimento, bensì scaturiva da una riflessione sul rapporto tra fede, cultura e vita sociale. Il Padre Hurtado osservava che, pur considerando cattolici la stragrande maggioranza dei cileni, esisteva una distanza considerevole tra la professione di fede e le realtà concrete di quel paese. Pertanto, la domanda non si basava esclusivamente su dati statistico-religiosi, ma sulla coerenza tra i principi cattolici e le strutture sociali, economiche e politiche.

Passati ottant’anni, l’idea di Alberto Hurtado rimane attuale e l’Argentina può porsi la stessa domanda. A prima vista, la risposta sembra semplice, poiché come paese abbiamo una profonda tradizione cattolica e la nostra storia nazionale è attraversata dalla presenza della Chiesa lungo tutto il periodo coloniale, nella costruzione della patria e nella redazione della Costituzione. L’evangelizzazione accompagnò il processo di conquista, insediamento e istituzioni religiose che parteciparono alla formazione della società, e qui la Chiesa ebbe un ruolo significativo nell’istruzione, nell’assistenza sociale e nella vita pubblica. Questo fece sì che essere argentino e essere cattolico divenissero concetti strettamente legati.

Per gran parte del XX secolo, diversi settori politici e intellettuali sostennero che l’Argentina si configurasse come una nazione cattolica. Questa concezione non si limitava a riconoscere l’importanza del cattolicesimo, ma intendeva che l’identità nazionale fosse intimamente legata alla tradizione cristiana. Per molti pensatori, l’Argentina non avrebbe potuto vivere senza il cattolicesimo, né avrebbe potuto comprendere le consuetudini argentine derivate dal cattolicesimo; ed è per questo che il cattolicesimo non è solo una religione, ma un modo di intendere la comunità, la famiglia e il senso di appartenenza.

Tuttavia, negli ultimi decenni la società del XXI secolo ha portato con sé un insieme di trasformazioni, come è avvenuto in gran parte della civiltà occidentale: l’avanzata della secolarizzazione nella società argentina, fino a sfociare nel multiculturalismo, in cui le nuove generazioni hanno conosciuto le pratiche di nuove religioni, l’espansione dell’individualismo e una crescente distanza dalle istituzioni tradizionali. Sempre meno persone partecipano regolarmente ad attività religiose, mentre cresce il numero di coloro che si definiscono indifferenti o semplicemente lontani dalla fede.

I dati disponibili riflettono questa trasformazione. La Seconda Inchiesta Nazionale sulle Credenze e Attitudini Religiose, realizzata dal CEIL-CONICET nel 2019, mostra un calo dal 76,5% al 62% a livello nazionale dal 2008, evidenziando la crescita di persone considerate atee e agnostiche, nonché l’aumento delle comunità evangeliche. Questi dati non definiscono un declino totale del cattolicesimo, ma sì una perdita di centralità che per lungo tempo aveva caratterizzato la religione maggioritaria del paese.

Venendo alla questione fondamentale: cosa significa che un paese sia cattolico? Se la risposta si limita a questioni demografiche, basta dimostrare che la maggior parte della popolazione continua a identificarsi con questa tradizione religiosa. Per San Alberto Hurtado, questa domanda esige un’analisi più approfondita, perché una società veramente cattolica non può definirsi esclusivamente per il numero dei battezzati né per la presenza di simboli religiosi o la devozione verso un santo: la questione decisiva riguarda in quale misura i valori fondamentali del cristianesimo permeano effettivamente la vita collettiva. Il dibattito trascende il religioso per addentrarsi nel terreno culturale, etico e sociale. Una nazione può conservare chiese, processioni e festività religiose, ma al contempo sviluppare pratiche sociali che poco abbiano a che fare con i principi della religione — come il dibattito sul diritto all’aborto, la morale sessuale e le posizioni relative alla famiglia, per citarne alcuni esempi. La domanda non è quantitativa, bensì fino a che punto gli ideali associati al cattolicesimo rimangano vigenti e orientino la vita nazionale; pertanto, non è una domanda semplice.

D’altra parte, l’Argentina conserva una tradizione di solidarietà sociale, espressa in numerose organizzazioni comunitarie, parrocchie, movimenti e istituzioni di assistenza che svolgono un lavoro silenzioso e costante. La preoccupazione per i settori più vulnerabili, la valorizzazione della dignità umana e la ricerca della giustizia sociale fanno parte di un’eredità culturale che difficilmente può comprendersi al di fuori dell’influenza cristiana. La realtà nazionale presenta anche fenomeni che contraddicono i principi insegnati dalla Chiesa: la persistenza di elevati livelli di povertà, la frammentazione sociale, la corruzione, la violenza e la crescente diffidenza verso le istituzioni rivelano profonde tensioni tra i valori espressi e i fatti osservati. A ciò si aggiunge la privatizzazione della fede, un fenomeno che occupa un ruolo nella sfera politica, dove oggi tende a essere concepita come una questione individuale; questa trasformazione non implica necessariamente la scomparsa delle credenze religiose, ma sì una profonda modificazione del legame con la cultura e la politica.

L’Argentina attuale è una società più plurale rispetto a quella delle generazioni precedenti, poiché in essa convivono differenti tradizioni religiose, visioni secolari del mondo e forme diverse di comprendere la vita umana. Questo pluralismo costituisce una caratteristica propria delle democrazie contemporanee e costringe a ripensare il significato delle identità collettive ereditate. In questo contesto possiamo affermare che l’Argentina è un paese cattolico, ma con sfumature diverse. Dal punto di vista storico e culturale, risulta difficile negare la profonda influenza che il cattolicesimo ha esercitato sull’identità nazionale: le istituzioni, le consuetudini, il linguaggio e gran parte dell’immaginario collettivo continuano a riflettere questa eredità. La diversità di credenze, la diminuzione della pratica religiosa e i processi di secolarizzazione hanno trasformato in modo significativo il ruolo che il cattolicesimo occupa nella società.

Sono trascorsi più di ottant’anni dalla pubblicazione di ¿Es Chile un país católico?, una domanda che rimane attuale — e non per misurare il numero dei credenti o la partecipazione alle cerimonie religiose, bensì perché invita a esaminare la distanza tra i valori che una società proclama e le condotte che effettivamente pratica —.

La questione principale non è determinare quanti argentini si identifichino come cattolici, bensì interrogarci su che tipo di società abbiamo costruito. Viviamo in un paese in cui la solidarietà convive con l’indifferenza, in cui la preoccupazione per i vulnerabili coesiste con alti livelli di esclusione, e in cui l’appello a valori trascendenti si scontra spesso con una cultura segnata dall’individualismo, dalla frammentazione e dalla diffidenza. In questo senso, la domanda centrale del presente articolo sul carattere cattolico trascende l’ambito religioso, interrogando il nostro rapporto con il prossimo, la nostra capacità di costruire comunità e il ruolo che occupano la responsabilità, l’impegno e il bene comune nella vita collettiva. Al di là delle convinzioni personali di ciascun argentino, ogni società ha bisogno di principi che orientino la convivenza e conferiscano senso ai legami.

Forse l’Argentina continua a essere un paese cattolico; forse non lo è più in un senso omogeneo, come lo fu in un certo momento della storia. Ciò che è certo è che la domanda principale rimane aperta, e proprio la sua rilevanza risiede nel costringere una società a interrogarsi non solo su ciò che crede di essere, ma anche su ciò che effettivamente è. Qui risiede la sua attualità, perché prima che una discussione su una religione si tratta di una riflessione sulla società argentina contemporanea: sulle sue virtù e contraddizioni, sui suoi gesti di generosità e sulle sue forme di indifferenza, sui suoi ideali e le sue frustrazioni. Chiedersi se l’Argentina sia un paese cattolico implica, in fondo, chiedersi quali valori orientino oggi la nostra vita comune e che tipo di comunità nazionale desideriamo costruire per il futuro.


Bibliografia consultata

  • Casas, Martín. Il vangelo predicato agli argentini. 1ª ed., LOGOS, Rosario, 2019.
  • Hurtado, Alberto. ¿Es Chile un país católico?. 1ª ed., Splendor, Santiago del Cile, 1941.
  • CEIL-CONICET. Seconda Inchiesta Nazionale sulle Credenze e Attitudini Religiose in Argentina (2019).

Condividi

Per Instagram: copia il link e incollalo nella tua storia o nel DM.

Da leggere dopo

Continua con

Commenti

Ancora nessun commento. Apri tu la conversazione.

Accedi per commentare. Accedi