Lettera al direttore · Politica internazionale
Qualcosa si muove sulle isole
Appunti da una notte elettorale nel Regno Unito e nell'isola d'Irlanda. Qualcosa si decompone nel centro politico dell'arcipelago, e qualcos' altro, ancora indefinito, inizia a prendere forma ai margini.
Di Juan Tomás Jara Masson10 maggio 20262 min di lettura
La giornata elettorale del 7 maggio, letta il giorno dopo con gli scrutini già aperti, ha lasciato una mappa politica del Regno Unito che non assomiglia a quella che stavamo leggendo da decenni. Conviene annotarlo senza euforia e senza diagnosi definitiva: come esercizio di osservazione.
In Galles, Plaid Cymru ottenne 43 seggi e divenne per la prima volta la forza principale del Senedd. Reform UK è arrivato secondo con 34. Labour, per decenni forza dominante della politica gallese, è sceso a 9. Rhun ap Iorwerth è stato eletto First Minister con il supporto dei membri di Plaid e dei due rappresentanti verdi. Qualcosa che per anni suonò periferico passò al centro della scena politica gallese.
La Scozia conferma il quadro con un altro dato significativo. Il SNP ha ottenuto 58 seggi e i Verdi 15: insieme 73 su 129. Non è una maggioranza assoluta del SNP, ma una chiara maggioranza pro-indipendenza in Holyrood. Il dettaglio conta: l'SNP ha perso sei seggi rispetto al 2021, colpito da usura, scandali interni e competizione elettorale; ma lo spostamento verso i Verdi ha mantenuto la forza del blocco. La causa non è cresciuta in modo lineare: è stata riordinata.
In Inghilterra la mappa completa l'immagine. Labour subì una grave perdita di seggi locali, Reform UK avanzò con forza e i partiti tradizionali mostrarono di nuovo difficoltà a ordinare una rappresentanza stabile. Quello che si sta rompendo non è solo un governo: è una forma di intermediazione politica.

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